Un dialogo tra psicoanalisi e paideia
Un nuovo testo di Antonio Ricci – Periagogè Edizioni 2026
In un individuo ciò che è più vero e più lui stesso è il suo possibile, quello che la sua storia rivela in modo imperfetto.
P. Valéry, Introduzione al metodo di Leonardo da Vinci
Dall’introduzione
Chi lavora in ambiti educativi con bambini molto piccoli, come i nidi o le scuole d’infanzia, o con adolescenti in piena crisi di crescita, oppure in ambienti psichiatrici o riabilitativi come le case-famiglia o le comunità terapeutiche, sa bene quanto sia importante sintonizzarsi con i linguaggi dei propri utenti, in particolare quelli meno legati al contenuto esplicito e razionale della parola, quindi di natura inconscia, corporea, empatica, analogica; così come conosce bene il rischio di confondere i propri sentimenti e stati mentali con quelli dell’altro, il che rende difficile mantenere o tracciare confini sufficientemente stabili e permeabili, necessari per una relazione sana, differenziata e differenziante. Infatti i linguaggi analogici, quando non sono supportati dalla parola, sono più suscettibili a fraintendimenti, incomprensioni e interpretazioni errate; tuttavia, offrono un varco unico alla dimensione emotiva e agli stati mentali, altrimenti inaccessibili. Per questo motivo è cruciale saper comprendere e utilizzare diversi linguaggi, perché la comunicazione da persona a persona è sempre più complessa di quanto coscientemente crediamo sia.
I canali ordinari non bastano perché gli scandagli dell’ascolto e della comprensione, affinché possano toccare parti più significative del soggetto, devono scendere molto in profondità, all’interno di strutture relazionali e affettive perlopiù inconsce, molte delle quali di natura preverbale. Quando i linguaggi dell’altro cambiano, anche gli strumenti di chi se ne prende cura devono adattarsi per poterlo raggiungere e farsi raggiungere. È necessario imparare a comprendere e parlare questi nuovi linguaggi, senza costringere l’altro a percorrere strade a noi familiari solo perché questo ci rassicura. Bisogna rischiare l’ignoto per conoscerlo.
L’identificazione proiettiva è uno di questi linguaggi e funziona per vie inconsce. Il concetto nasce in ambito psicoanalitico nel 1946 ad opera di Melanie Klein (1978, 1991), ed Elizabeth Spillius lo definisce come una forza originaria attraverso la quale «si costituisce il soggetto umano» (Spillius, O’Shaughnessy, 2014, p. 7), rinvenendo nell’identificazione proiettiva un potere evolutivo basilare, strettamente correlato alle relazioni primarie. Grazie a questa sua caratteristica interpersonale, può essere considerata un dinamismo fondamentale nello sviluppo: il suo buon funzionamento è essenziale per la nascita di modalità psichiche sane nell’infante, mentre il suo fallimento appare correlato all’emersione di forme psicotiche e schizofreniche di esistenza. Vista da queste diverse prospettive, mostra già una duplice potenzialità: come fattore di crescita o elemento patogeno
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Quindi, se ciò che differenzia la paideia dalla psicoanalisi riguarda i diversi campi d’intervento, cioè l’edificazione e la prevenzione per l’educativo e la cura della sofferenza psicopatologica per la psicoanalisi, ciò che invece le accomuna è la convergenza di interessi per l’umano, attente entrambe alle sue aporie e contraddizioni, alle sue sofferenze e speranze, e convinte che la relazione rimanga il nucleo centrale sia dell’esperienza evolutiva che di quella curativa.
Ciò che questa ricerca propone non è una assimilazione indifferenziata dell’una nell’altra, confusione impropria oltre che dannosa, ma l’apertura di riflessioni sull’eventuale applicabilità dell’identificazione proiettiva nei suoi vari significati, anche al di fuori della stanza dello psicoanalista. Sono riflessioni riguardanti la dimensione inconscia e il suo potere sia nella costruzione delle relazioni, sia nella strutturazione del pensiero nel suo stretto rapporto con le emozioni. Ciò che inoltre offre è lo studio di metodi di osservazione di sé, della relazione e dell’altro, che includano la presenza dell’inconscio e rimandino sempre all’unità psiche-soma. Il lavoro educativo e pedagogico, nella sua accezione di paideia, in tal senso, può solo arricchirsi.
Questa indagine si rivolge perciò principalmente a educatori, pedagogisti, psicologi e formatori che, riconoscendo la complessità dell’identificazione proiettiva, desiderano approfondirne la conoscenza e comprenderne meglio le dinamiche, consapevoli dell’importanza che essa riveste nel loro lavoro quotidiano. L’obiettivo principale è indagarne gli aspetti teorici, esplorandone le potenzialità evolutive, comunicative e terapeutiche, anche attraverso la comprensione delle dinamiche del lavoro prettamente psicoanalitico individuale o nei gruppi, così come lo hanno descritto alcuni dei maggiori autori in questo campo, passati e attuali.
Infine, a questa lista di interlocutori è opportuno aggiungere anche i genitori o, in senso più ampio, i caregiver, i quali svolgono un ruolo fondamentale nella crescita dei figli. La sanità dello sviluppo dei bambini dipende in larga parte dalla loro amorevole presenza affettiva, relazionale e mentale. Le madri sanno cosa fare, direbbe Winnicott, e non hanno bisogno di alcuna teoria per fare bene ciò che naturalmente già fanno, eppure a volte possono sorgere delle insicurezze, emergere degli impedimenti, crearsi delle fratture anche a causa della storia di cui ognuno è portatore.
Ecco perché acquisire consapevolezza delle dinamiche inconsce che caratterizzano questa fase, tanto delicata e cruciale dei primi mesi di vita, può offrire una chiave preziosa per interpretare meglio i comportamenti del neonato e per orientarsi con maggiore sicurezza e sensibilità nell’arduo ma fondamentale compito di cura.
Antonio Ricci, psicologo clinico e pedagogista, è specializzato in filosofia dell’educazione e nell’approccio sistemico-relazionale. Conduce le sue ricerche sui processi evolutivi e clinici in un’ottica intersoggettiva. Dirige la Scuola di Normodinamica «Periagogè» di cui è fondatore. È l’attuale presidente della Società Italiana di Normodinamica – SIND.
Ha pubblicato con Periagogè Edizioni: Armonizzare il conflitto (2004), Manuale Inapplicabile (2011), Quaderni sull’arte di apprendere e d’insegnare (2014), Scissione, crisi e cura nel modello normodinamico (2025).
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