Musical Post-It . Un progetto di educazione musicale nella scuola secondaria.

Pablo Picasso - Three Dancers

Nella scuola pubblica esistono molti progetti educativi di grande valore dei quali però raramente si conosce l’esistenza, al di fuori della scuola che li ha voluti. È un peccato perché meritano di essere divulgati; è un peccato perché non può nascere uno scambio di idee  e progetti tra le tante realtà locali; è un peccato che non si sappia perché in fondo è anche giusto che venga riconosciuto  il buon lavoro svolto da molti dei nostri insegnanti e dirigenti. Sappiamo bene quanta passione ci vuole perché alcuni progetti educativi nascano e quante energie richiedano per essere portarti avanti, tra mille difficoltà, mancanza di fondi,  programmi ministeriali da rispettare, dirigenti indifferenti e così via. Ma quando si riesce a trovare un giusto equilibrio tra esigenze didattiche e bisogni educativi dei ragazzi, credo che la scuola torni ad assumere il ruolo formativo che le spetta, la cui importanza non può essere dimenticata.

Recentemente abbiamo ricevuto una mail da un lettore del nostro blog, il professor Gaggiolo, docente di musica in un istituto comprensivo di Ronco Scrivia, nell’entroterra genovese, nella quale ci raccontava del suo progetto di educazione musicale portato avanti con gli studenti della scuola secondaria, allegandoci un e.book “Musical Post-It”, nel quale era stata raccolta tutta la documentazione.

È un regalo che ci è piaciuto molto per la vitalità e la forza educativa che emana, e per il fatto che si vede che è stato pensato per i ragazzi e per i loro reali bisogni di crescita. Ci è piaciuto vedere l’educazione musicale diventare anche educazione sentimentale, attenta al corpo, attenta ai diversi linguaggi, mai giudicante di fronte alle possibili sfumature espressive, del sentire e del recepire. Ci è piaciuto il fatto che qualcuno si preoccupi di educare all’ascolto del suono, delle emozioni, del corpo, dell’altro, senza fare il “gioco del silenzio”.

Ci è piaciuto perché semplice ma non semplicistico.

Quindi nel nostro piccolo vogliamo partecipare alla sua divulgazione, pubblicando la presentazione e l’introduzione, nonché, per chi s’incuriosirà, fornendo il testo completo in pdf, e il link dell’e.book, così come ci è stato concesso dai suoi autori.

Segnaliamo inoltre la presentazione del progetto e del testo il 23 maggio a Genova. In allegato trovate l’invito.

Antonio Ricci, psicopedagogista, presidente “Periagogè”.


Presentazione

Quante volte, parlando di scuola, abbiamo sentito dire o abbiamo affermato noi stessi che la scuola deve essere un luogo in cui si dovrebbe fare ricerca attraverso la didattica delle discipline. Abbiamo anche affermato che il libro di testo potrebbe es­sere affiancato validamente da sussidi autoprodotti per superare la distanza fra la re­altà della classe che agisce nel vivo della sua quotidiana esperienza educativa e i con­tenuti fissati nel testo di studio.

Spesso ci lamentiamo che il molto e pregevole lavoro prodotto nelle aule di scuola vada perduto per carenza di capacità di documentazio­ne. Qualcuno poi si lamenta, giustamente, del fatto che non sempre l’offerta forma­tiva di un istituto risulti “qualificata” nel senso che può apparire appiattita su uno standard e non risponda significativamente a quel mix originale ed irripetibile che si esprime e che inevitabilmente cambia, con l’avvicendarsi delle classi e dei docenti.

Nel dare il via libera al progetto “Musical Post-It”, direi che in qualche modo abbiamo fornito una risposta autentica ed originale alle richieste esplicite o inespresse di scien­tificità del metodo, personalizzazione dei contenuti, comunicabilità degli esiti, inter­pretazione dell’essere una comunità educativa con uno stile proprio rispetto al “fare scuola”, almeno con riguardo all’ambito del linguaggio e dell’educazione musicale.

Si tratta di una risposta autentica perché, come dice Gino Stefani in un brano ri­preso nell’introduzione a questo lavoro, parte dalla condivisione di questo assunto: ” l’esperienza musicale di un individuo non è univoca, ma si struttura e sviluppa sulla base di un vissuto che scaturisce da un complesso quotidiano impatto che ognu­no di noi ha con la realtà sonora a più livelli, sia che si tratti di itinerari consape­voli e strutturati sia che si tratti di occasionali momenti di attenzione/attrazione”.

Da qui ha tratto spunto lo sviluppo del lavoro ideato e portato a termine dal prof. Ame­deo Gaggiolo, lavoro tanto rispettoso del vissuto degli allievi quanto vivace e provoca­torio nella proposta degli ascolti; tanto flessibile nel recepire i diversi linguaggi utilizza­ti per restituire le emozioni, quanto serio nella metodologia della proposta di ricerca. Credo che “Musical Post-It”, oltre ad essere in sé una buona prova del­la vitalità della proposta educativa e didattica della scuola in ambito musica­le, contenga in sé opportunità di sviluppo che potranno essere ulteriormente esplorate collegialmente e singolarmente, specialmente se la scuola potrà benefi­ciare delle innovazioni che ha progettato e richiesto attraverso la partecipazio­ne ai molti bandi che hanno caratterizzato i primi mesi della “Buona Scuola”.

L’ascolto attivo così come sperimentato e raccontato, potrà diventare, da subito e comunque, proposta interessante di continuità verticale sia verso la scuola primaria che verso le scuole superiori del territorio, potrà evolvere nella più sofisticata acquisizione di metodologie e competenze nell’approccio di nuovi ambienti e linguaggi: ad esempio lo strumento/canale radiofonico; potrà ancora fornire un’occasione propizia per risposte arricchite ed inclusive ad alunni che presentano speciali e specifici bisogni educativi; potrà aprire piste progettuali interdisciplinari superando alcuni steccati (in verità già piuttosto bassi e poco dissuasivi all’interno della nostra scuola) fra “materie” e “programmi”, costituendo un concreto elemento per il miglioramento della qualità dell’offerta formativa generale dell’Istituto.

Saluto infine con particolare piacere la riuscita del progetto, per quanto in sé rappresenta e per quanto potrà produrre in futuro, particolarmente perché incontra una mia personale mai sopita (ma ahimè mai degnamente coltivata) passione per la musica e dà un valore particolare al primo anno di lavoro nell’Istituto Comprensivo di Ronco.

Al prof. Amedeo Gaggiolo che ha curato l’opera ai docenti che hanno collaborato con lui e soprattutto agli studenti, le congratulazioni per il lavoro svolto insieme e la speranza che il Post-It musicale non perda mai la capacità di aderire fortemente alla struttura umana e culturale che stanno costruendo, con autentico impegno, in questi anni di scuola.

Sandro Clavarino. Dirigente scolastico IC Ronco Scrivia.


Prefazione

Introdurre un testo che racconta un’esperienza scolastica soprattutto se si è stati estranei alla stessa, rischia di diventare un mero esercizio elogiativo (sicuramente lo meritano i docenti e gli studenti che hanno sviluppato il progetto Musical Post-It presso l’Istituto Comprensivo di Ronco Scrivia) se non si tentasse almeno di evidenziare qualche elemento di adesione soggettiva alla sostanza di un lavoro che mi ha colpito per chiarezza degli obiettivi, intelligenza di esecuzione e validità dei risultati.

Comincio – mi si perdonerà – da un ricordo personale: in una ormai lontana stagione ebbi la fortuna di incontrare nel percorso formativo delle superiori un’in-segnante di musica che più che frastornarci con solfeggi da mandare a memoria (come certe poesie “ingoiate” malvolentieri) ci guidava all’ascolto di brani musicali e ci lasciava liberi di esprimere subito dopo emozioni e commenti; non si trattava della coerente articolazione che troviamo oggi nel progetto, ma era comunque un modo di farci intendere che la storia della musica non era quel susseguirsi di “ismi” che trovavamo purtroppo sulle pagine dei manuali delle diverse “storie” (Romanti­cismo, Verismo, Decadentismo…) e che nulla ci comunicavano, ad esempio in cam­po letterario, dell’emozione della scrittura/lettura.

Aggiungo un altro riferimento: giorni fa ho riletto la prima “Bustina di Minerva” di Umberto Eco[1] e vi ho trovato uno straordinario elogio dell’allenamento a rischiare errori: “ Ogni grande scoperta av­viene perché lo scienziato (o il filologo, o il detective) invece di seguire le vie normali di ragionamento si diverte a pensare che cosa succederebbe se si ipotizzasse una legge del tutto inedita e puramente possibile, la quale però fosse capace di giusti­ficare – se fosse vera – i fatti curiosi a cui con le leggi esistenti non si riesce a dare spiegazione. Ma questa legge inedita non viene fuori al primo colpo: si va per così dire per far falle, si passeggia con la mente in territori altrui”.

Credo che anche chi si occupi di formazione debba farsi carico di non seguire le “vie normali” del tran­tran pedagogico (scriveva Gianni Rodari: “Il tram è pericoloso, ma il ‘trantran’ è più pericoloso ancora. Il tram può spezzare una gamba, ma il ‘trantran’ può uccidere il pensiero. Non è peggio?”) e muoversi su territori “inusuali”. Musical Post-It muove, dunque, in questa direzione, parte dalla constatazione che il linguag­gio musicale lascia aperti ampi spazi alle emozioni (anche la poesia lo farebbe se troppo spesso non fosse soffocata da note e commenti) e si sviluppa “sulla base di un vissuto che scaturisce da un complesso quotidiano impatto che ognuno di noi ha con la realtà sonora a più livelli”, offre, cioè, agli studenti la possibilità di ascoltare con curiosità e percepire l’universo dei suoni come dimensione interiore…

Curio­sità e interiorità: due parole che dovrebbero essere evidenziate in una mappa ideale di ogni percorso formativo e che troppo spesso invece, sono soffocate dalla parcellizzazione di una didattica estranea alle profondità della persona e della cultura. Altre due brevi osservazioni: la scelta delle occasioni di riflessione è ampia e per nul­la banale, dal Preludio n.4 in MI minore ai Virtuosismi violinistici[2], dal Silenzio al Rumore, e il passaggio dalla musica a forme espressive diverse (verbali, grafico-pit­toriche, gestuali e coreutiche).

I ragazzi hanno risposto in modo diretto e profondo e ogni loro commento rappresenta benissimo un universo in formazione che se, intelligentemente stimolato e accompagnato, fa giustizia di tutti i preconcetti che le nostre “vecchie” generazioni hanno nei confronti delle “nuove” ipertecnologiche: “È strano perché nel silenzio – scrive Mattia P. – sento sempre rumori, invece quando non ci sono mi sento solo; è come un vetro che con una vibrazione si rompe”. Su questa intensa emozione di un ragazzo si misuri, dunque, la portata pedagogica di Musical Post-It e si auguri a questa bella esperienza un meritato successo e un significativo prosieguo.

Prof. Pino Boero Professore Ordinario Università degli Studi di Genova Scuola di Scienze So­ciali.


Introduzione

È abbastanza comune e diffusa la convinzione che il linguaggio musicale sia mag­giormente caratterizzato, rispetto ad altri, da specifiche valenze tecniche, per cui solo coloro che hanno alle spalle un curriculum di studi musicali, sarebbero in grado di recepirne e comprenderne a pieno il significato. Come vedremo, si tratta di un pre­giudizio che spesso porta a dire “a me piace la musica, ma non la capisco”, oppure “mi piace la musica, anche se non l’ho studiata”.

Com’è possibile apprezzare una cosa senza “capirla”? Paradossalmente potremmo paragonare questa affermazione al dire “mi piace il russo oppure il greco… senza conoscerne il lessico”, anche se (ne siamo quasi certi) a nessuno può passare per la testa una simile idea… in genere si dice che si amano gli scrittori russi o i tragici gre­ci, ma purtroppo siamo costretti a leggerli nella traduzione italiana, rinunciando al sapore intrinseco di quelle lingue.

Per il linguaggio musicale il discorso è diverso, in quanto appartiene alla nostra espe­rienza quotidiana, al nostro fare e agire; rientra in quella serie di modalità comuni­cative ed espressive che, anche senza un nostro controllo diretto, ci pervadono.

Rispetto alla lingua parlata, il linguaggio musicale, per la sua natura connotativa, tende ad eludere il significato oggettivo a favore di una dimensione maggiormente indeterminata e meno circoscritta, dove le sensazioni e l’emozionalità hanno il so­pravvento sulla dimensione razionale-deterministica.

Stefani in “La competenza musicale”, (Bologna, 1982) evidenzia come l’esperienza musicale di un individuo non sia univoca, ma si strutturi e sviluppi sulla base di un vissuto che scaturisce da un complesso quotidiano impatto che ognuno di noi ha con la realtà sonora a più livelli, sia che si tratti di itinerari consapevoli e strutturati sia che si tratti di occasionali momenti di attenzione/attrazione.

Il primo contatto che ognuno di noi ha con la musica è di tipo corporale; il corpo, in presenza di musica, soprattutto se ad alto coefficiente dinamogenico, risponde con gesti sincronici automatici; potremmo ipotizzare una scala di valori che va dal ritmi­co all’anaritmico, per stabilire la graduale proporzionalità diretta del gesto/movimento che, da fortemente sincronico (vedi brani da discoteca o balli come il roll and roll), si dissolve in libera gestualità/simbolica (vedi musica impressionista, avanguar­dia…), dove l’irregolarità ritmica o la quasi totale assenza di ritmo si presta a risposte corporali maggiormente gestuali, dove a prevalere non sarà più il beat (che magari si è dissolto nella complessità strutturale), ma il suono… il suono nello spazio che cede alle suggestioni del gesto; l’impatto non sarà più spontaneo, ma intellettualizzato.

In sintesi dalla musica per il corpo alla musica per la mente, attraverso un itinerario che genera “senso”, non solo quello dei gesti, ma anche quello del pensiero, della psiche e quindi della parola, familiare veicolo attraverso il quale si esplicitano spon­taneamente le nostre esperienze.

Prof. Amedeo Gaggiolo. Docente di musica IC Ronco Scrivia.

Vai al link dell’e.book “Musical Post.It”

Scarica pdf  MusicalPostPD

Invito presentazione  libro PresentazioneDeAmicis

[1] Si tratta della rubrica che Eco ha tenuto sul settimanale “L’Espresso” per oltre un trentennio.

[2] Bella la citazione dei versi di Paul Verlaine da Chanson d’automne: “Les sanglots longs / Des violons / De l’automne / Blessent mon cœur / D’une langueur / Mo­notone” che per una strana combinazione della storia diedero il via allo sbarco in Normandia e alla liberazione dell’Europa dalle infamie del nazifascismo.