Antigone. Il femminile che ama

di Angela Cervera *

Premessa
a cura della redazione

Si è conclusa da qualche settimana a Schio (Vi) la rassegna di cinque seminari dal titolo “Conversazioni sul femminile”, che ha inaugurato una nuova serie di proposte promosse dall’Associazione “Kairos Liberare il tempo”, scuola appartenente alla rete educativa Periagogè.

La proposta di Angela Cervera, docente di lingue della scuola secondaria, è nata dall’idea creare un piccolo gruppo di persone disposte a dialogare e a confrontarsi in modo sincero su  temi fondamentali per la vita di ognuno, servendosi di opere di letteratura normalmente considerate lontane, difficili, o semplicemente patrimonio di pochi culturalmente preparati per farlo.
I fatti hanno dimostrato invece che persone curiose, che amano leggere, o che semplicemente danno seguito ad un’attrazione per qualcosa che non conoscono, possono scoprire un modo nuovo di sperimentarsi  nell’arte del comprendere e del dialogare. La novità del confronto consiste nel far parlare la propria esperienza, nel volerle riconoscere la dignità di un vissuto degno di rispetto perché alla base della propria conoscenza di vita, nella crescente consapevolezza che ogni incontro può diventare un’occasione di incontro ed evoluzione personale.

E’ stata un’opportunità per scoprire che un’opera letteraria, pur scritta molti anni fa, può ancora parlare alla nostra anima se solo le consentiamo di farlo, se solo ci rifiutiamo di considerarla semplicemente difficile o non alla portata. Si scopre allora la possibilità di connettere molte voci in una unica tessitura di senso, in cui i significati di ognuno, rimbalzando da una persona all’altra, si ampliano come in  un caleidoscopio. Si tratta infine di un atto creativo: perché crea letteralmente, ogni volta, qualcosa che prima non c’era e, come ogni atto creativo, appassiona e rende viva la persona che vi partecipa.
Le nove donne che hanno voluto partecipare hanno lasciato che accadesse ciò che Virginia Woolf così descriveva:

 “ E così a poco a poco si accendeva, a metà strada lungo la spina dorsale, sede dell‘anima, non quella intensa lucina elettrica che chiamiamo conversazione brillante, la quale di solito esplode e scompare sulle labbra, bensì quel bagliore più profondo, sottile e sotterraneo che è la ricca fiamma gialla della comunicazione razionale. Nessuna fretta, nessun bisogno di scintillare, nessun bisogno di essere altro che se stessi.” [1]

Gli articoli che seguiranno a questo primo su Antigone, sono dedicati a loro.

Antigone
Il femminile che ama

 Certo che cominciare con una donna della tragedia greca,  sembra davvero difficile, in fondo sono cose da persone dotte, ci si sente inadeguati e un po’ intimoriti…, ma c’è quel sottotitolo: il femminile che ama…, incuriosisce, cosa vorrà dire, in che senso…?

Sofocle non perde tempo, è diretto, non fa introduzioni, va subito al punto: atto I, scena I : eccola arrivare Antigone, ha appena convocato sua sorella Ismene, in due parole le ha già presentato i fatti: i due fratelli sono morti, uno come eroe, l’altro come traditore della patria. Al primo Creonte, il re, vuole tributare gli onori della sepoltura, l’altro è stato condannato a rimanere cibo per cani.

Il tono di Antigone è perentorio, deciso, sollecita una presenza, Ismene è a disagio sente che la sorella vuole chiamarla in causa, ma non sa ancora quale sarà la sua richiesta. Dopo poche battute la richiesta arriva: disobbedire agli ordini del re, seppellire il fratello traditore, proclamando la giustezza di un’azione che, se può essere sprezzante della legge degli uomini, non può che fare omaggio ad una legge morale superiore, cara agli Dei.

Ismene ci mette un po’ a comprendere, poi le diventa chiaro soprattutto il rischio di una simile impresa, tentenna, incerta, cercando di spiegare l’insensatezza di un gesto che porterebbe Antigone a morte sicura. Antigone avverte l’incertezza di Ismene, ha già deciso, farà a meno di lei, che sia quel che sia.

Siamo sgomente, solo due pagine, poche battute e si è già chiarito tutto. Antigone ci aggredisce con la forza della sua personalità e non siamo più così sicure di capire il sottotitolo: in che senso ama? E’ sprezzante, dura, determinata, mette soggezione. La prima reazione è di distacco, guardiamo a Ismene con maggiore comprensione: in fondo è lecito avere dubbi e, soprattutto, in un clima di crescente distruzione, è legittimo che Ismene voglia preservare ciò che resta della loro famiglia. Come fa Antigone a non vedere che l’unico legame, l’unica relazione umana rimasta è quella con sua sorella, l’unica cosa per cui valga la pena vivere? Certo che non sembrano neanche sorelle, così diverse, ci sarà un motivo. Scopriamo che anche donne come Antigone hanno avuto una famiglia, sono state amate forse, coccolate da qualcuno… cosa le è accaduto per renderla così inflessibile? Da quale storia familiare viene? Domanda utile perché scopriamo che la sua è una storia dura, fatta di errori di adulti vissuti prima di lei che non hanno saputo tener fede agli impegni, alle leggi care agli Dei. Essi hanno agito ignorando la questione  forse più dibattuta dalla tragedia antica : il timor di Dio, attirandone l’ira e costringendo le generazioni future a pagarne il prezzo. Hanno sbagliato in azioni, parole, intenzioni e la tragedia greca dimostra quanto siano legati il pensiero, la parola e l’azione, quanto non si possa scherzare con l’esprimere a cuor leggero un’ intenzione non ben ponderata, che trasformandosi in azioni  causano distruzione e morte.

Qualcuno di noi comincia a capire meglio la necessità di Antigone di essere così ferma e dura,  non c’è modo di fermare la distruzione se non con un gesto controcorrente che si accolli la responsabilità della propria decisione. Cominciamo a capire che le due sorelle parlano su piani diversi, che forse nessuna della due ha solamente torto o ragione. Riflettendo notiamo che non abbiamo mai veramente fatto esperienza di una persona che possa dirsi del tutto uguale ad Antigone o a Ismene, ma che ognuna di noi si è trovata in ambedue le vesti. Qualcuno ricorda con lucidità di aver dovuto in passato agire come Antigone, per necessità, perché aveva individuato una ragione superiore, una necessità avvertita come fondamentale comportandosi di conseguenza. Agire in base ad un imperativo interno è di certo rischioso, espone e rende vulnerabili, costringe a dire no magari ad una persona che in altre circostanze non vorresti ferire, ma in alcuni casi non si può diversamente.  Si fa sempre più chiaro che nessuna decisione è mai facile, né semplicemente da considerarsi tale grazie ad un certo tipo di temperamento, Antigone agisce liberamente  e responsabilmente e, soprattutto, si rifiuta di coinvolgere altri che non siano volutamente dalla sua parte. La sua scelta si differenzia perché è opportuna, è intelligente, è ciò che ci vuole per tracciare un segno, una connessione con un imperativo etico  troppo a lungo dimenticato.  Ci vuole coraggio e lei il coraggio ce l’ha: ha una vita davanti, una relazione con Emone figlio del re, con cui sembra condividere una certa idea di vita, che si opporrà a suo padre perché incapace di fermarsi davanti agli affetti più cari e che morirà con lei. Ecco perché rappresenta il femminile che ama. La sua volontà di opporsi all’editto del re non segue una scia distruttiva, ma vuole invece porre le basi per rifondare una nuova concezione del mondo in cui  all’essere umano vengano garantiti  gli onori e gli oneri della sua condizione: rispetto e responsabilità.

Non ci sfugge la tenerezza di Emone che non si vergogna a porre la legge degli affetti al di spora di quella degli uomini. Creonte, suo padre, sa usare le parole per fiaccare il suo animo: lo schernisce quale uomo debole perché soggiace al volere di una donna. Creonte non ascolta, non agisce mai, reagisce, convinto che l’ordine possa tornare solo con la forza.

Le nostre simpatie vanno a questo giovane ragazzo che sembra così diverso dallo stereotipo  maschile comune. La polarità evidente con Antigone e Ismene si fa più complessa e comprende anche quella tra Creonte ed Emone.

Si fa sempre più chiaro il concetto di polarità, che riguarda ogni essere umano, che include e comprende necessità diverse e flessibili. Certo non è facile adeguare questo principio polare all’immagine di alcuni uomini che le cronache ci rimandano. Come spiegare quindi il senso di estraneità  che ci comunicano alcuni uomini? Non sono forse le donne ad allevarli? Dov’è la nostra parte di responsabilità? In che modo è possibile cambiare?

Il tempo sta per finire, tre ore passano in fretta, mi accorgo con piacere che il gruppo si sta amalgamando, che molti interrogativi preparano la strada agli altri incontri, alcune di queste domande saranno fili importanti nell’operosa opera di tessitura che porterà al quadro finale.
Noi come Penelope sappiamo aspettare e nel frattempo tessiamo pazienti, evitando di essere ingorde di risposte troppo frettolose, c’è tempo, e Medea, la strega, già si intravede all’orizzonte.

 

Antigone da "Antigone" di Sofocle - Di Marie Spartali Stillman
Antigone da “Antigone” di Sofocle – Di Marie Spartali Stillman

 

(*)
Angela Cervera, insegna lingua e letteratura Inglese presso il Liceo delle Scienze Umane “Martini” di Schio (VI). Fa parte dell’equipe insegnanti del Centro Studi Educativi e Pedagogici Periagogè e del Coordinamento Documentazione e Edizioni Periagogè.

[1] V. Woolf, Una stanza tutta per sè, Milano, Feltrinelli.