Intervista a Parmenide

di Eleonora Perone *

Eleonora: Buongiorno signor Parmenide, è un piacere incontrarla e poterla intervistare adesso nonostante l’impossibilità del tempo che divide le nostre esistenze.

Parmenide: Buongiorno, piacere mio.

Eleonora: Devo darle ragione per il fatto che l’essere non ha tempo, forse è grazie a questa sua convinzione che ci ritroviamo a parlare noi due: un filosofo del V secolo e una comune ragazza del XXI secolo.

Parmenide: Che banale lusinga! Non penserà forse che il fatto che io sia qui sia la prova della mia esistenza continua. Ha forse ragione di pensare che il mio caro amico e discepolo Zenone non trovandosi qui sia vittima del tempo e che quindi sia potenzialmente peritura e adesso perita la sua identità?

Eleonora: No assolutamente, non volevo essere fraintesa. Sono d’accordo con lei, anche Zenone e i suoi contemporanei SONO ancora. La mia considerazione affrettata è dovuta forse alla sua apparizione concreta. Sa, non è facile per me, abituata a trovare il suo nome in volumi storico-filosofico-didattici, collegarla alla voce, alle sembianze e alle movenze che riveste la sua persona che mi è seduta davanti.

Parmenide: Capisco. Lei che ruolo ricopre?

Eleonora: In che senso, mi scusi?

Parmenide: Suvvia, non mi faccia questa grulla domanda retorica. Lei è forse una giornalista?

Eleonora: Ah si mi scusi, non avevo…

Parmenide: Cosa non aveva? La smetta di rapportarsi come un pesce fuor d’acqua e si concentri piuttosto. Non penso che le capiti di frequente di conversare con una personalità come la mia.

Eleonora: Non ho motivo di contraddirla.

Parmenide: E spero che prima di questa occasione si sia documentata su di me e abbia appurato che non è sofista l’attributo con cui mi si identifichi; e non è la retorica quella di cui mi occupo e di conseguenza non è con le parole che lei mi debba compiacere.

Eleonora: E così lei sostiene che l’essere sia imperituro, ingenerato, unico, immobile, intero…

Parmenide: Continuo, indivisibile, senza fine, simile a una sfera, che vive in un eterno presente…vedo che ha studiato bene!

Eleonora: E allora come spiega l’imbarazzante evidenza di un cambiamento del mondo in cui viveva lei e quello in cui mi ritrovo io? Noterà un’evoluzione dell’uomo e della natura, come pensa di giustificarla?

Parmenide: Nella mia speculazione non mi sembra di aver mai parlato di evoluzione. Se c’è qualcosa che la mia tesi nega è il movimento, ed approverà che evoluzione e movimento siano strettamente legati.

Eleonora: Senza dubbio legati! Non avevo intenzione di porle una domanda fuori luogo…

Parmenide: Sebbene ci sia riuscita…

Eleonora: Le chiedevo proprio a lei, sostenitore della stabilità, se non veda il movimento, non riesca a vederlo o se non voglia vederlo.

Parmenide: Io lo vedo! Ma le ricordo che ciò che vedo è apparente, spesso falso! Ciò che penso invece, quello si che è vero, ed è la stabilità che penso!

Eleonora: E come mai Eraclito sosteneva il divenire dell’essere? Era forse uno sciocco?

Parmenide: Eraclito? Sciocco? No, lo definirei piuttosto una vittima dell’apparenza.

Eleonora: Ed Empedocle, Anassagora e Democrito?

Parmenide: Gli ionici, altre vittime dell’apparenza.

Eleonora: Non le sembra di servirsi dell’apparenza come di un deus ex machina?

Parmenide: Signorina, per piacere! Non faccia confusione con quello stolto di Anassagora, che introduce l’intelletto divino perché non sa come giustificare quest’amato movimento nella sua speculazione.

Eleonora: E così questi percorrono la terza via, confondendo l’essere con il non essere…mmh…

Parmenide: La vedo dubbiosa, quali sono le sue perplessità?

Eleonora: Mi domandavo se la conclusione cui si giunge tramite i sensi sia essere o non essere..

Parmenide: E’ il non essere.

Eleonora: Ma la conclusione è qualcosa di percepito, qualcosa di sentito, qualcosa di visto… è qualcosa.

Parmenide: Dire qualcosa equivale a dire nulla.

Eleonora: Ma qualcosa è più del nulla.

Parmenide: E cos’ha di più?

Eleonora: Qualsiasi cosa.

Parmenide: Non mi prenda in giro per favore, quale cosa?

Eleonora: Qualsiasi.

Parmenide: Fandonie, quante fandonie! Io SONO, lei E’, questa sedia E’, il qualcosa NON E’ dal momento che non è definibile. Tutto ciò che è definibile E’, si ricordi che l’essere è il riferimento del discorso, se nel linguaggio non trova forma ed espressione adeguata non è ESSERE.

Eleonora: Sono confusa.

Parmenide versa dell’alcool in due bicchieri, me ne porge uno.

Parmenide: Che le sembra che sia?

Eleonora: Acqua?!

Parmenide: La beva.

Bevo dal bicchiere, tossisco e bofonchio disgustata.

Eleonora: Ma è vodka!

Parmenide: Pensa ancora che sia acqua?

Eleonora: No, è decisamente vodka.

Parmenide: Ed ecco che i risultati di una ricerca fatta con i sensi debbano essere sperimentati ed analizzati. Lei inizialmente ha visto dell’acqua ma non appena l’ha bevuta ha pensato fosse una bevanda alcolica, acqua non poteva essere.

Eleonora: Inizio a seguirla.

Parmenide: Ha mai sentito dire:- “conta fino a 10 prima di parlare? Prima di pensare, prima di agire?”.

Eleonora: Si.

Parmenide: Ovviamente nessuno lo fa veramente, quasi sempre prende il sopravvento l’impulsività. Nello scarto di tempo tra la visione del bicchiere ed il bere lei vagava nella via dell’apparenza, fra l’essere e il non essere.

Eleonora: Capisco. Un’ultima domanda: lei nel proemio del “περι ϕγσεος” scrisse “bisogna che tu impari a conoscere ogni cosa, sia l’animo inconcusso della ben rotonda verità, sia le opinioni dei mortali”. Mi tolga una curiosità, lei è riuscito a cogliere la ben rotonda verità distinguendola dalla “δοξα”?

Parmenide: Lei ha letto l’intero poema? O si è limitata a leggere la favoletta della fanciulla del proemio?……… Questo silenzio imbarazzante mi permette di capire che si sia soffermata alla storiella. Questa curiosità gliela lascio, solo leggendolo saprà ciò che voleva sapere.

Eleonora: E nel caso non dovessi trovare una risposta?

Parmenide: Rimarrà nel dubbio.

Eleonora: E i lettori di questa intervista?

Parmenide: Anche loro nell’atroce dubbio.

*Eleonora Perone, studentessa di Liceo Classico,  17 anni.