E nell’attesa le cose accadono…

di Antonello Colombo *

Nell’attesa scorre una vita. Nell’attesa accadono molteplici eventi che scandiscono la nostra esistenza e che segnano in modo profondo le nostre vite.

Nell’attesa le cose cambiano, si modificano anche radicalmente, a volte anche senza che ce ne accorgiamo o non ne abbiamo consapevolezza piena. Nell’attesa tutto può mutare, basta decidere di stare in una condizione di ricerca e di apertura. Nell’attesa si può arrivare a riconoscere le proprie possibilità e ad accettare i propri limiti, quelli veri, reali, non quelli che ci poniamo per paura del giudizio o del timore di non farcela.

L’attesa non è una condizione statica, di sospensione o di sosta, ma di consapevole attenzione a ciò che accade attorno a noi e da cui possiamo più o meno volontariamente farci attraversare, impregnare, colmare. L’attesa è una condizione viva, dinamica, attraverso la quale si può giungere ad un reale ed autentico cambiamento. E rispetto alla quale possiamo essere attenti e vigili, più o meno consapevoli. Si tratta quindi di una condizione in evoluzione, che presuppone la volontà di occuparsi di ciò che accade attorno a noi e prendersi cura di sé nella propria ricerca di quiete e di pace.  Prendo in prestito quanto scritto da Antonio Ricci sul blog Manuale inapplicabile a proposito del riposo, inteso “…. nel suo molteplice significato di tempo aperto, senza altro scopo di dare il tempo giusto ad ogni cosa per giungere a maturazione ….” [1], per assegnare al tempo dell’attesa analoga qualità e medesimo significato, pur con una diversa accezione.

Nell’attesa si può comprendere che la libertà di essere se stessi passa attraverso il riconoscimento di sé, tra paura e volontà, tra impegno e desiderio. Nell’attesa si può conquistare una condizione di maggiore presenza e consapevolezza, accettando i rischi che ne possono conseguire. Nell’attesa si può capire che solo attraverso la conoscenza, l’accettazione e la gestione dei propri meccanismi interni, gli automatismi che derivano dal proprio vissuto, può rendersi concreto il proprio cambiamento. Nell’attesa può accadere di riuscire a creare il giusto distacco dalle cose e dagli avvenimenti, e la distanza adeguata tra sé e gli altri.

In quest’attesa può avverarsi di incontrare finalmente i tuoi figli e condividere con loro profumi e sapori del tutto nuovi; in quest’attesa può succedere di guardare con uno sguardo nuovo, più limpido e chiaro la tua compagna di vita, libero dai pregiudizi della propria storia personale e scevro dalle zavorre dei proprio vissuto, regalandoti anche la possibilità di iniziare un cammino attraverso un percorso comune. In quest’attesa può capitare di vivere un frammento di incontro vero ed autentico con l’altro, nella percezione delle stesse ansie e delle stesse paure, della medesima attesa che accada qualcosa. In quest’attesa può accadere di giungere alla consapevolezza di avere un corpo, maturo e forte, non più agile e scattante come un tempo ma con la bellezza di muoversi con ordine ed equilibrio e con la leggerezza del piacere e del divertimento. In quest’attesa accade anche di avere la percezione di liberare il proprio fisico da vincoli e condizionamenti e di iniziare a sentire una reale dignità del proprio corpo.

In quest’attesa può accadere che si arrivi alla determinazione di vincolarsi liberamente a qualcosa, impegnandosi “verso il bene comune”.
In quest’attesa può capitare che la vita cominci ad assumere un gusto nuovo, più intenso e consapevole, può succedere che tante occasioni ingiuste e dolorose diventino assolutamente intollerabili e inaccettabili, può accadere di avvertire forte la necessità di un impegno affinché non si perpetuino tali condizioni. In quest’attesa accade di liberare spazio ed energie da utilizzare verso di sé e verso gli altri. Accade anche di avere la coscienza che la solitudine inizia qui, adesso, quando il rischio di mettersi in gioco diventa più alto. Ma è un rischio che vale la pena di essere vissuto, per se stessi e per coloro che ci stanno accanto.

Sempre sul blog Manuale Inapplicabile, Antonio Ricci afferma che “…. amare la vita significa schierarsi, porsi nettamente dalla sua parte, contro ciò che la nega, la svilisce, la sporca, la distrugge. Perché allora è così difficile farlo? Forse perché richiede impegno, capacità di rinuncia e accettazione dei limiti, perché è faticoso e non risponde in maniera diretta e rapida al proprio piacere. Forse perché ci rimanda con forza alla nostra condizione esistenziale più difficile: la solitudine di ogni scelta fatta in piena coscienza che può essere non compresa o peggio ancora motivo di persecuzione e ostilità. Ma chi è in grado di sostenere maggiore solitudine credo che sia anche capace di riflettere più in profondità e di riuscire così ad operare libere scelte, senza lasciarsi condizionare dalla massa” [2].

La bellezza dell’attesa sta proprio nell’avvicinarsi con grande semplicità e apertura verso tale cimento e nella possibilità di realizzare nel proprio quotidiano questo impegno. Almeno questo è il mio tentativo.

Antonello Colombo, dottore in Scienze Agrarie, è in formazione presso il Centro Studi Periagogè.

 

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[1] A. RICCI, Un tempo di riposo e di riflessione. Blog Manuale Inapplicabile, 18/07/2013.

[2] A. RICCI,  Habitare secum. Blog Manuale Inapplicabile, 06/09/2013.