Come volevasi dimostrare

di Roberto Fuso Nerini *

Venerdì sera, a poche ore dalla tragedia di Lampedusa, Cristiana Alicata sul suo blog Non si possono fermare le nuvole pubblicava un articolo intitolato Quando la morte non conta perché “non fa notizia”  nel quale si chiedeva “…per quanto tempo questa notizia resterà in prima pagina… reggerà fino a domani sera”?

Se non la sera del giorno dopo, già oggi vediamo che la notizia e i temi ad essa collegati, cominciano a “scendere” nelle prime pagine, ad essere relegati in box o riprese all’interno ben oltre il primo sfoglio. Il predominio è tornato ad essere delle solite notizie: la politica interna (quasi sempre letta attraverso i problemi personali di un dominus che da 20 anni ne fagocita dibattito e contenuti), lo sport, la cronaca.

L’immigrazione non è un tema di interesse.
Passata l’emozione e la commozione (ma quanto sincera?) del momento, torna ad essere relegata in quei temi che si innescano solo davanti alla tragedia “eclatante”, senza capire che per migliaia di uomini, donne, bambini si tratta di tragedia quotidiana  che li spinge a intraprendere viaggi di una speranza sovente mal riposta e che ha, come unico destino, la morte, o il respingimento e il ritorno  all’inferno dei loro paesi di provenienza.

A questo assistiamo, muti, impotenti, spesso distratti, e quel che è peggio siamo costretti a subire la violenza verbale o i gesti inconsulti di chi, per sfruttare politicamente la tragedia, facendo leva sulle pulsioni più viscerali, trasforma uomini di un paese “civile” in sciacalli o avvoltoi: come altro si può definire, chi si è reso protagonista di alcune dichiarazioni o di gesti come quello di togliere il tricolore listato a lutto, dal municipio di un paese della provincia di Varese da parte del suo Sindaco?

Quel che è peggio è che la tragedia rischia di trasformarsi in farsa a causa di leggi che sono in parte causa delle estreme conseguenze a cui abbiamo assistito: leggere che mentre viene concessa la cittadinanza ai morti di Lampedusa (in una sorta di ius soli post mortem) i superstiti (spesso parenti di queste stesse vittime) vengono incriminati per immigrazione clandestina, non può che lasciare sconcertati.

Di fronte a tutto questo, cosa possiamo fare?

Da parte nostra, continueremo a mantenere questo spazio – di dialogo e di discussione sui temi della nostra pratica e attività – aperto ai temi con cui la società e la vita di tutti i giorni ci obbligano a confrontarci, perché abbiano spazio e perché si possa dare valore al confronto, al dialogo, alla parola.

La parola di chi come il ministro Kyenge si sforza (irrisa e insultata) di opporsi all’ineluttibilità di queste stragi, o di chi, come Adriano Sofri, su Repubblica di due giorni fa,  cerca di vedere queste persone (spesso ci dimentichiamo che sono PERSONE) come “Il nostro prossimo”. e non come invasori o nemici da respingere.

La parola del Sindaco di Lampedusa – Giusi Nicolini – di cui abbiamo rilanciato venerdì la sua lettera del novembre scorso – che potrebbe però essere stata scritta oggi, visto che nulla è cambiato se non in peggio.

Questo facciamo nei nostri contesti, questo faremo in questo contesto, nella presunzione che per la parola di qualità, per l’umanità e  per l’intelligenza ci sia ancora uno spazio.

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Roberto Fuso Nerini da sempre si occupa di comunicazione, web e nuovi media. Fa parte dell’equipe insegnanti del Centro Studi Educativi e Pedagogici Periagogè di cui è responsabile del coordinamento Comunicazione e Formazione.