A margine di quanto accade nelle periferie delle nostre città

di Roberto Fuso Nerini

Ho appena riletto “Se questo è un uomo” e “La Tregua” di Primo Levi e davanti a quanto sta succedendo in questi giorni e alle diverse manifestazioni contro Rom, Sinti e stranieri, ho trovato straordinariamente attuali le sue parole nell’introduzione al testo pubblicato da Einaudi nel 1958.

A quasi 60 anni di distanza da quando vennero scritte, c’è ancora molto su cui riflettere e meditare, affinché la storia non si ripeta.

“A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, “che ogni straniero è nemico”.
Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero.
Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.
Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano.
La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo”.

Primo Levi 1945-1947