Il valore dell’esperienza: la biodinamica craniosacrale

di Elisa Macci *

Ho concluso un percorso biennale di formazione come Operatrice in Biodinamica Craniosacrale.

Sono stati due anni pieni ed intensi e questo percorso di formazione mi ha supportato nella costruzione di una visione nuova della vita e di me stessa nel mondo e nel mio lavoro.

Ho deciso di scrivere un’articolo per dare valore alla pratica e all’esperienza.

Mettere delle parole sulla propria esperienza, non per comprenderla ma per descriverla aiuta a trovare cosa ha lasciato e a cosa ha dato vita, aiuta a definire cosa ci rimane di quell’esperienza e per me è un’azione conclusiva che negli ultimi anni sto imparando ad apprezzare nonostante la fatica che ha per me. Vuol dire concludere e nello stesso tempo aprire un nuovo spazio.

Il bisogno profondo di trovare uno sguardo che includa nella visione della vita e nella conoscenza dell’essere umano tanti livelli e tanti piani che sono interconnessi sempre e in ogni istante mi ha portato a incontrare la pratica Biodinamica Craniosacrale fatta della sua modalità e delle tante persone che la praticano. Sono grata di questo incontro e ho voluto condividere quanto imparato in questo pezzo di strada.

La Biodinamica ha le sue radici nell’Osteopatia.

Il Dott. W. Sutherland, osteopata americano, intorno alla fine dell’800, osservò un movimento ciclico nelle ossa del cranio e le sue successive ricerche evidenziarono la presenza di questo movimento ritmico in tutto il corpo. Il movimento da lui descritto è espressione della salute.

Il termine craniosacrale fu utilizzato per la prima volta nel 1953 da un’altro osteopata americano per descrivere il movimento sincronizzato tra le ossa del cranio e le ossa del bacino.

Il termine biodinamica fu introdotto successivamente da Rolling Becker nel 1963 per descrivere una forza che produce un movimento sottile presente in tutto il corpo[1].

La Biodinamica espande questo concetto di movimento ritmico non solo al corpo fisico, ma anche a tutto il campo energetico che lo circonda e alla natura.
Tutto ciò in cui siamo immersi respira e compie un movimento.
Attraverso lo studio e una pratica profonda è possibile arrivare a percepire questi ritmi sottili.
La Biodinamica Craniosacrale riconosce all’interno dell’organismo un principio intrinseco di salute.
Per salute si intende uno stato generale di benessere che include il piano fisico, emotivo, mentale e spirituale.

Talvolta questo stato di salute può essere compromesso o faticare ad esprimersi a causa di esperienze, disagi, blocchi, traumi o condizioni di vita stressanti.
Il corpo (fisico-emozionale-mentale) messo sotto pressione tende ad accelerare il suo ritmo e il sistema nervoso ne risente, aumentano il battito cardiaco e il respiro.
La vitalità si esprime in maniera ridotta.

Il principio intrinseco di salute è tuttavia sempre presente e se il sistema viene messo nelle migliori condizioni, lavora ed esprime la sua potenza. Nel lavoro biodinamico l’operatore si orienta ad uno stato di quiete e di profondo rilassamento come condizione di base affinché il sistema della persona possa accedere ad un riequilibrio a più livelli.

Dunque possiamo pensare all’operatore di biodinamica come ad un facilitatore, come qualcuno che sostiene l’intero sistema della persona nell’accedere alla condizione migliore per sé in quel momento.
Inoltre l’operatore diventa testimone del processo che la persona compie.
La biodinamica lavora per favorire il benessere, la vitalità, la consapevolezza e l’integrazione di vissuti ed esperienze difficili nel corpo. Tali vissuti trattenuti in forme diverse nel corpo ( memorie corporee, emozioni, atteggiamenti, schemi di comportamento e reazione ) possono riferirsi a esperienze recenti o a memorie più arcaiche.
Diventarne consapevoli è il primo passo per integrarli.

La Biodinamica Craniosacrale è una disciplina olistica e molto delicata.

L’operatore attraverso una pratica seria si forma ad un ascolto profondo del proprio sentire, a saper riconoscere cambiamenti e differenze sottili e ad una più ampia capacità percettiva. Attraverso la formazione impara a conoscere l’anatomia, ad auto-regolarsi e ad osservare e riconoscere i messaggi non verbali.
Nelle sedute lavora con il corpo, tessuti e fluidi e con un piano energetico più sottile.

Le sedute di Biodinamica Craniosacrale si svolgono tra ricevente e operatore.

Il ricevente è sdraiato sul lettino completamente vestito e l’operatore ascolta il sistema attraverso un contatto delle mani con varie parti del corpo del ricevente.
E’ un approccio molto delicato e rispettoso. L’operatore attraverso il contatto favorisce un riequilibrio dei fluidi, della circolazione, un rilassamento dei muscoli e dei tessuti e di tutto il sistema e questo può ripercuotersi su una maggiore funzionalità della struttura e un maggior livello di benessere fisico, emotivo e mentale.
Si rivolge a tutti, neonati, bambini, adulti e anziani, anche in fasi delicate della propria vita.

Nella mia esperienza ho sperimentato e trovato attraverso la pratica biodinamica uno spazio interno di ascolto, accoglienza e integrazione e un accesso a uno spazio esterno più ampio e tranquillo.

La pratica si basa su alcuni principi.

Per principi non intendo degli aspetti rigidi e formali, ma dei nuclei, dei fulcri attorno ai quali ci si orienta in modi che possono essere diversi in base alle circostanze.
Alcuni di essi sono stati molto utili per me, sia nella vita privata sia nel lavoro come psicomotricista e più in generale nella mia interazione con l’ambiente.

Il rallentare – viviamo a dei ritmi a volte molto stressanti. Abbiamo sempre la sensazione di avere poco tempo per fare le mille cose. Dove corriamo?? A volte saper accelerare il proprio ritmo può essere utile, ma spesso quell’accelerazione diventa un ritmo costante di cui non siamo neanche consapevoli. La possibilità di saper rallentare il prorio ritmo è un’ottima occasione per guardarsi e ascoltarsi, per vedere la propria azione reattiva. Rallentare non solo il ritmo esterno, ma anche quello interno. Rallentare il proprio respiro. Vuol dire esserci con maggior pienezza.

La negoziazione – In biodinamica si pone molta attenzione e cura alla relazione e al modo in cui viene gestita. Le azioni e i pensieri dell’operatore sono sempre confrontati con quelli della persona. Attraverso la pratica, si è aperta per me, una nuova possibilità, quella del negoziare i miei bisogni con quelli dell’altro, senza pretesa e aperta ad una terza possibilità o a volte anche alla possibilità che non ci sia una risposta in quel momento.

Saper riconoscere il proprio bisogno e il proprio stato e saperlo dichiarare è il primo passo che apre al confronto. Darsi il diritto del proprio sentire. Da lì si può accedere ad uno spazio in cui, se il bisogno dell’altro non coincide può avvenire una negoziazione.

La risonanza – la consapevolezza di ciò che risuona in me, di come il mio stato si modifica a contatto con una persona, con un ambiente. Ciò che viene portato e il mio modo di risuonare. Inoltre per risonanza si trasmettono molte emozioni, molti stati e a volte è difficile accorgersene, proprio perché molto sottili.

Il campo – è difficile spiegare cosa si intende in biodinamica quando si parla del “campo”.

Il campo può essere spiegato, per me, come il prodotto di tutti gli elementi che in quel momento lo compongono: Le persone nella loro interezza (corpo, emozioni, stati affettivi, pensieri, motivazioni…), il luogo, il contesto, lo spazio come spazio fisico e spazio della relazione.
Si è in relazione e si è in un campo che vibra e si modifica e si nutre di ciò che lo riempie.
Diventare consapevoli di questo spazio interno ed esterno vuol dire accorgersi di cosa c’è e che spesso è legato ad un linguaggio non-verbale.
Vuol dire diventarne consapevolmente partecipi.

La linea mediana – il centro, la colonna vertebrale, l’asse centrale del corpo. Non è un concetto nuovo, l’ho conosciuto praticando Yoga, arti marziali e meditazione, ma nuova è la percezione che il resto si orienta naturalmente attorno a quell’asse. Che può diventare un fulcro.
La mia esperienza è stata quella, attraverso la formazione, di ripercorrere, rivedere e comprendere nel corpo, ad un livello più profondo, vissuti ed esperienze che avevo esplorato. E’ stato come vederne l’origine e la storia.
L’incontro con questa disciplina, nella mia esperienza, mi ha aiutato a riconoscere quanto già ognuno di noi fa nella propria vita. Un piccolo traguardo, una piccola conoscenza sono già molto.
Siamo dentro ad un flusso e basta allentare la presa per potersene sentire parte.

Esiste un’intelligenza che si muove nella direzione migliore, che cerca benessere, pace e che va soltanto riconosciuta e sostenuta, nulla più. Se c’è un’azione da fare è quella di lasciare andare la presa del proprio io.

[1]   P.B.Casartelli, L.Brancolini Biodinamica Craniosacrale basata sulla Mindfulness – in 12 passi Red Edizioni

* Elisa Macci, psicomotricista, collabora con l’equipe pedagogica di Periagogè.

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